E se i Bronzi di Riace fossero cinque?

Indagini e studi condotti nell'arco di mezzo secolo, hanno portato ad ipotizzare che le due statue facciano fossero cinque in origine.
I Bronzi di Riace possono essere ammirati all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il MArRC

Dopo cinquant’anni dal loro ritrovamento i due guerrieri di bronzo non smettono di affascinare e creare miti e supposizioni attorno alla loro storia. Potrebbe esserci un terzo bronzo come potrebbero essere in totale un gruppo di cinque statue.

Le indagini a supporto della tesi che i Bronzi di Riace fossero cinque

Le ipotesi messe in piedi in questi anni e decenni hanno richiamato l’attenzione di studiosi di mezzo mondo, ma a sostegno della tesi che i Bronzi di Riace fossero cinque c’è il professore Daniele Castrizio, docente di numismatica presso l’Università di Messina, membro del comitato scientifico del MArRC ed esperto conoscitore delle statue venute dal mare. 

Le indagini su cui il Professor Castrizio fonda la sua tesi – e che riguarda la presunta sparizione di elmi, scudi, lance oltre che altre statue nel ritrovamento avvenuto a Riace – sono basate su fonti letterarie e iconografiche e troverebbero conferme anche nei risultati più recenti ottenuti da analisi su patine e argilla. 

Il gruppo statuario di cui farebbero parte

Secondo il Professor Castrizio, i Bronzi di Riace ripescati nelle acque nell’agosto del 1972, facevano parte di un gruppo statuario che rappresenta il momento subito precedente al duello fratricida tra Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone. Gli stessi del mito de “I sette contro Tebe”, nota tragedia a firma di Eschilo.

“Il complesso monumentale stando alle testimonianze storiche, era costituito dai due fratelli all’estremità, vicino Polinice c’era la sorella Antigone, al centro la madre che cerca di dividere i figli  e dall’altra parte Eteocle e l’indovino Tiresia”.

– ha dichiarato Castrizio –

Queste sue parole arrivano da profonde ricerche, e trovano riscontro nella rappresentazione tipica del V secolo che si può ammirare nei sarcofagi e ad Olimpia nel tempio di Zeus. 

“A parlare sono le convenzioni iconografiche. La statua A, presenta una smorfia riconducibile a Policine, è l’unica statua al mondo esistente che mostra i denti e che simboleggia l’ostilità”.

La spiegazione rilasciata dal Professore:

A queste parole ha aggiunto come nel bronzo B (Eteocle) ci siano inequivocabili prove che indossasse la cuffia di cuoio kyne, l’elmo del re, segno dorico del tiranno.

Iconografie e letteratura antica offrono diversi ma anche chiari riferimenti al gruppo di bronzi a cui, con molta probabilità, appartengono i due guerrieri ritrovati nelle acque di Riace. Per i più scettici o per i più curiosi, a descrivere l’esistenza di queste cinque statue, presenti presumibilmente fino al IV secolo d.C. a Roma è Publio Papinio Stazio, autore del I secolo d.C, che ne parla espressamente nell’XI libro della Tebaide.